05 novembre 2009. La situazione epidemiologica dell’influenza necessita di un aggiornamento. Le notizie, talvolta contrastanti, si rincorrono a distanza di minuti: la pandemia influenzale è iniziata e, come prevedibile, regna la confusione totale. Pandemia significa che la malattia ha raggiunto larghi strati della popolazione; la definizione non è relativa né alla gravità della malattia né alla sua mortalità.
Gli organi d’informazione tengono aggiornato il pubblico comunicando il numero dei morti attribuibili al virus influenzale pandemico A/H1N1 e segnalano eventuali smentite mentre gli organi politici fanno fatica a tenere sotto controllo il panico generale. In questa situazione d’incertezza è difficile mantenere la calma e considerare con lucidità solo gli elementi importanti: l’emotività prende il sopravvento e tutti, ma soprattutto i genitori, tendono a comportarsi in maniera irrazionale.
Cominciamo dalla diffusione della malattia e dalla sua gravità. L’influenza è arrivata ormai in tutte le Regioni d’Italia anche se Sicilia e Sardegna, come prevedibile, sono state raggiunte per ultime. I numeri degli ammalati conosciuti (ma chissà quanti hanno solo un forte raffreddore senza febbre) è in continua crescita. La gravità della malattia è sicuramente lieve e le morti attribuite con certezza al virus influenzale pandemico sono in numero inferiore a quanto riportato annualmente per l’influenza stagionale; nella maggior parte dei casi si tratta di persone già affette da altre patologie.
Per quanto riguarda i bambini ci sono già molti ammalati e alcune aule scolastiche sono quasi vuote ma i ricoveri sono in numero molto limitato. I bambini rappresentano il veicolo preferenziale per la diffusione del virus perché passano molte ore a scuola, tutti insieme in aula, un ambiente confinato. E’ importante ricordare che la malattia influenzale pandemica non è più grave nel bambino rispetto all’adulto e rispetto all’influenza stagionale.
I sintomi “normali” dell’influenza sono rappresentati da malessere generale, dolori muscolari, febbre, starnuti e tosse, modesta difficoltà respiratoria, vomito e diarrea. La difficoltà respiratoria con frequenza respiratoria superiore a 30 atti al minuto può già essere una indicazione per una visita pediatrica in un bambini 6 anni e una frequenza di 40 atti al minuto per un bambino di più di un anno impone una visita immediata. Per calcolare la frequenza respiratoria è sufficiente controllare i movimenti del torace contando le oscillazioni in un minuto.
Se il bambino presenta i sintomi di un’influenza è bene evitare di andare immediatamente al Pronto Soccorso Pediatrico: l’attesa in ambienti riservati ai pazienti con sospetta influenza espone il bambino alla possibilità reale di contagiarsi col virus. In caso di dubbio è più opportuna una telefonata al Pediatra di Fiducia che saprà consigliare il miglior comportamento e prenderà i provvedimenti più adeguati. Per quanto riguarda la durata la malattia, dalla comparsa dei sintomi alla guarigione, si protrae per circa una settimana; è meglio evitare il rientro precoce dei bambini a scuola sia per limitare la diffusione del virus che per prevenire ricadute.
La terapia dell’influenza pandemica è la stessa dell’influenza stagionale vale a dire il controllo dei sintomi. Il paracetamolo e l’ibuprofene sono i farmaci indicati per il controllo della febbre, come indicato dalla Società Italiana di Pediatria, mentre molti altri farmaci somministrati in genere in queste situazioni (mucolitici, sedativi della tosse, aerosol) non hanno efficacia, e possono essere tossici, come già chiarito dall’Agenzia Italiana del Farmaco.
Per quanto riguarda gli antivirali la classe pediatrica italiana non ne ha mai fatto uso e devono essere usati in situazioni di gravità ben definite, in genere durante il ricovero ospedaliero. Questi farmaci, infatti, hanno un’efficacia limitata e sono gravati da effetti collaterali importanti di tipo neuro-psichiatrico; possono selezionare, inoltre, virus resistenti aggravando il problema della pandemia. Gli antibiotici devono essere assunti solo dietro prescrizione medica, anche qui in casi ben selezionati, e solo per curare le complicanze dell’influenza, come ad esempio una polmonite batterica.
La prevenzione dell’influenza si attua attraverso l’impiego del vaccino specifico anti A/H1N1, diverso dal vaccino per l’influenza stagionale. Il vaccino in distribuzione in questi giorni è disponibile in flaconi multidose, riservati agli ambulatori d’Igiene Pubblica, e in siringhe monodose. Il flacone multidose contiene il thiomersale, un composto del mercurio in passato accusato, ma assolto, di essere causa di autismo. Per prudenza il thiomersale non è presente nei vaccini generalmente somministrati ai bambini ed, opportunamente, il Viceministro Prof. Fazio ha diramato un’ordinanza che specifica che ai bambini deve essere somministrato il vaccino in confezione monodose, privo di mercurio.
Nel vaccino è presente anche un adiuvante, MF59C a base di squalene, che ha la funzione di migliorare la risposta immunitaria consentendo, in alcuni casi, di utilizzare una sola dose per ogni paziente (sopra i 18 anni e, probabilmente, tra 10 e 18 anni). Lo squalene non ha un profilo di sicurezza ben definito per l’età pediatrica e negli Stati Uniti non ne è ammesso l’uso. Per abbreviare i tempi, la produzione e registrazione del vaccino disponibile in questo periodo hanno seguito una procedura d’urgenza con una metodologia definita mock-up: sono stati praticati controlli di efficacia e sicurezza diversi rispetto ai vaccini tradizionali (i vaccini consegnati dopo il 01/12 dovranno seguire le normali procedure di controllo e validazione). Il vaccino anti A/H1N1 ha dato buoni risultati di efficacia per i bambini di età superiori a 10 anni mentre per i bambini più piccoli i risultati sono molto più incerti.
Nonostante questi risultati la vaccinazione è l’unico strumento che abbiamo per una prevenzione “attiva” della malattia influenzale: la comparsa di anticorpi provocata dal vaccino rappresenta, infatti, una buona protezione nei confronti della malattia. Proprio per limitare la gravità della malattia in alcuni soggetti gli organismi scientifici più accreditati hanno indicato come importante e prioritaria la vaccinazione dei bambini già affetti da patologia cronica (cardiopatici, pazienti con patologia respiratoria cronica, diabete ed altre malattie metaboliche, bambini con insufficienza renale, con malattie del sangue, immunodeficienze), già individuati, in genere, per la vaccinazione antinfluenzale stagionale. E’ il massimo che si possa fare ed è giusto farlo. Ai bambini non affetti da patologia cronica, che hanno pochissimi rischi di contrarre una forma grave d’influenza, il vaccino verrà offerto solo in una fase successiva.
La prevenzione quotidiana, spicciola, della malattia influenzale, quella a portata di mano di ciascuno, non prevede misure straordinarie: è sufficiente curare l’igiene delle mani, starnutire all’interno di un fazzoletto, evitare di toccarsi il viso, evitare i luoghi affollati e restare a casa se ammalati; l’efficacia delle mascherine è, invece, controversa. Come abbiamo già visto il rientro a scuola o al lavoro andrà programmato dopo circa una settimana di assenza.
E internet? Nel web si trovano una grande quantità di proposte farmacologiche “naturali” per combattere il contagio ma nella maggior parte dei casi si tratta di prodotti assolutamente inutili se non tossici ed è meglio starne alla larga. E per finire bisogna ricordare che ancora non siamo nel pieno della pandemia. La vera, grande, ondata d’influenza arriverà nelle prossime settimane e, probabilmente, ci saranno nuovi aggiornamenti sulle caratteristiche del virus e dei provvedimenti da prendere per contrastarlo. Al momento l’unica cosa da fare è stare calmi e procurarsi paracetamolo e fazzoletti, meglio se di carta.